Oman

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Si respira odore d’incenso nel cuore antico di Muscat, nei vicoli del souq, si respira negli uffici pubblici, nei ristoranti, negli hotel, nei negozi. Ovunque l’effluvio prodotto dalla bionda resina si diffonde e racconta una storia che viene dalla notte dei tempi.  Partiva dal sud la via che prendeva il nome dalle lacrime della Boswelia Sacra, “la via dell’incenso”. Fu Hallah che regalò la pregiata pianta al suo popolo, “e nessuno può portarla via”, così si narra.

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La lunga carovana di dromedari, carichi non solo d’incenso , ma anche di altre essenze profumate: canfora, mirra, balsamo e di spezie per la conservazione dei cibi: pepe, noce moscata, chiodi di garofano, e anche pietre preziose, oro argento, si mettevano in cammino , impiegavano tre lunghi mesi per raggiungere la meta: il Mar Mediterraneo. Diede prosperità e ricchezza l’incenso all’Oman. In un tempo dove veniva usato in tutti i riti religiosi del mondo. Ora tutta l’area situata nel Dhofar, nella parte sud del paese, è patrimonio dell’Unesco, ora la prosperità del sultanato non è più legata ad uno dei doni dei magi, ora sono il petrolio e il gas le maggiori risorse.

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Ma il fascino è rimasto immutato. Un fascino che passa attraverso le mura dei possenti forti, delle vecchie case di fango edificate “a banco”, ombreggiate dalle maestose palme da dattero e come scenario le nude e rocciose montagne che alla sera si colorano di tramonto con  spettacolari wadi dalle pozze d’acqua policrome. Scorrono ancora i falaj, il sistema di canaletti essenziali per l’irrigazione e per uso domestico, eredità lasciata dal dominio persiano che chiamavano quanat. Viene Organizzata e pianificata l’acqua qui perchè ha più valore dell’oro nero. Viaggiare in questo paese, non da molto conosciuto ai turisti, è come entrare nella scenografia di un presepe. C’è proprio tutto quello il nostro immaginario si aspetterebbe di trovare.

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Le palme, i piccoli villaggi, le montagne, i dromedari.  E poi le sabbie dorate del deserto che si accendono di giorno sotto i roventi raggi del sole e quando la sera si fa più scura, ecco che nel cielo non c’è più spazio per quante stelle si materializzano. E con lo sguardo, magari cerchi di vedere anche la stella cometa, perché in un posto così ci deve essere di sicuro. Racconti e leggende circondano le città del sultanato, dall’antica capitale Nizwa, custodita come un tesoro dentro le mura, citata dall’esploratore Wilfred Tisinger, a Sohar da dove Simbad il marinaio s’imbarcò per la Cina come si legge nelle mille e una notte. E poi la magica Balha, famosa per il suo forte,  patrimonio Unesco e per le ceramiche, Sinaw e Ibra dove si svolgono colorati e tradizionali mercati. Sur, bianca città baciata dal mare,  Salalah, con il porto più grande sull’oceano indiano e poi “l’Atlantide delle sabbie” Ubar; le sue malinconiche rovine sono sconfinate tra le dune del deserto del Rub’ al khali, il quarto vuoto.

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E’ la terra dei sultani, l’Oman, che uno dopo l’altro, si sono avvicendati alla guida dello stato, monarchia assoluta, sul trono sua maestà Quaboos bin Al Said, illuminato regnante salito al comando nel 1970 e amatissimo dal suo popolo.  E’ colui che è riuscito ad ammodernare il paese, a farlo uscire dall’isolamento, ad aprirlo al turismo. Ingenti investimenti in servizi per i cittadini, ha costruito scuole che non c’erano, strade prima inesistenti, ospedali altamente specializzati, splendidi hotel, senza mai abbandonarsi però all’estrosità architettonica degli stati confinanti. Sobrietà e tradizione caratterizzano le bianche costruzioni omanite. Con un risultato esteticamente sorprendente. Dall’eremita del golfo, come veniva chiamato prima di lui, si fregia oggi dell’ appellativo di Svizzera della penisola arabica.

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Più di quarant’ anni di un governo mirato al miglioramento e alla crescita della sua patria. Opera non facile ma riuscitissima. Ma anche se le cose sono cambiate in termini economici, una cosa è rimasta immutata, la sua posizione altamente strategica. Lo era un tempo, tappa obbligata sulle rotte commerciali tra Africa e India e lo è adesso, ancora di più.  Con la sua esclave, il Musandam, che si affaccia su uno dei “passaggi” più importanti per i traffici commerciali mondiali e fondamentale per il trasporto del petrolio dal Medio Oriente: lo stretto di Hormuz, che condivide con il suo dirimpettaio, l’Iran.

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L’Oman è petrolio, è incenso, è favola, l’Oman è anche “Amouage”. Voluto dal Sultano e creato da uno dei “nasi” più famosi di Gras, Guy Robert. E’ conosciuto come “Il profumo più prezioso del mondo”, non tanto per il costo, seppur elevato, ma per le raffinate materie prime rare che lo compongono. Le sue lussuose fragranze rappresentano appieno l’anima segreta di questa terra sceglietene una, Ubar, Gold, Lyric, Dia o altre….  Basta chiudere gli occhi, svitare il tappo…..  e l’incantesimo inizia!         Clelia Nocchi

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