Saintes-Maries-de-la-Mer – Camargue

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Tra il fiume Rodano e il mar Mediterraneo, 85.000 ettari formano  un  territorio chiamato  “le bocche del Rodano”,  un luogo di acqua e di terra, nella regione francese della Camargue.  Un habitat ideale per incontrare stormi di uccelli acquatici e fenicotteri rosa, ma anche i famosi  cavalli bianchi e tori che qui vengono allevati in piena libertà.

La selvaggia bellezza delle Bouche du Rhone è stata tutelata nel 1928 come riserva nazionale e poi nel 1970 come parco naturale regionale.  Senz’altro  tutto ciò basterebbe per venire da queste parti e godere di tutta la sua  magia.

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Ma la mia curiosità era per altro. Saintes  Maries-de-la-Mer la mia meta. Un paesino delizioso accarezzato dai venti salmastri, che ospita una volta l’anno  un evento singolare e affascinante.  E’ certo che, nell’entroterra si trovava al suo posto, un villaggio più antico, oggi scomparso, si narra che sarebbe sbarcata lungo la costa, in fuga dalla Palestina, la Maddalena con altri compagni, dopo le prime persecuzioni in patria.

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Tra loro Maria Jacobè e Maria Salomè, che vissero in loco, e  dove vennero  poi sepolte e  tutt’oggi ancora molto venerate. In un manoscritto presente presso la biblioteca di Arles, “la leggenda delle due Marie”, si cita nel 1521 un personaggio, approdato con loro, Sara la Nera, detta anche Sara-la-Kalì. Nella chiesa che somiglia più ad una fortezza, con la merlatura che si vede da lontano, la statua di Sara è esposta all’adorazione.  Ma chi era Sara?  Forse la serva?  Perché è venerata come santa?

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Nessuna religione l’ha riconosciuta come tale, ma c’è un popolo che l’ha eletta alla santità e come  loro patrona fin dal 1438, quando ancora le reliquie non erano state ritrovate.  E’ la gente dei gitani, anch’essi come Sara dalle origini rimaste nell’ombra dei tempi.  Nei giorni del 23 e 24 Maggio giunge, nel bianco paesino, un fiume colorato di fedeli con costumi tradizionali, qualcuno ancora con il  carro trainato da cavalli, da tutta Europa, e non solo.  Un momento spirituale ma anche di incontro dal sapore antico.

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I tanti nomadi si mischiano con i turisti, fotografi,  con eleganti figure avvolti negli abiti di foggia  Arlesienne, che sembrano uscire da  vecchie cartoline,  a esuberanti ballerine di flamenco, a virtuosi musicisti.  Si  rimane stupiti, dalla festosità travolgente all’esterno della chiesa e dalla profonda devozione che si respira all’interno durante i riti religiosi. Per assistere alla solenne funzione bisogna a fatica ricavarsi un posticino, per la gran ressa di persone presenti.

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A migliaia, visitano, nella cripta la statua di Sara, vestita da lucenti vestiti, la toccano, la accarezzano, la omaggiano di candele, lumini, di fiori e di biglietti devozionali. Il  momento cruciale però è la discesa della cassa con le sue reliquie, tutta dipinta con le scene dello sbarco,  dalla nicchia posta in alto  sopra l’altare centrale.

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Al suono di Vive Saint Sarà, Vive les  Saintes Maries, un coro di voci s’innalza verso la teca che lentamente, lentamente attraverso un sistema di corde viene calata, un operazione che dura per tutta la lunga celebrazione. Tutti hanno atteso quel momento per un anno.  La processione che segue poi la cerimonia, prevede per il 24 il trasporto della statua di Sara fino al mare, mentre il 25 quello delle due Marie.

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I guardiani a cavallo, in costume e una moltitudine di pellegrini  seguono le statue fino al  mare per la benedizione. Una rievocazione storica dello sbarco delle sante.  Una festa popolare di grande coinvolgimento che letteralmente trascina per due giorni  il pittoresco paese balneare in uno spettacolo da non perdere!      Clelia Nocchi

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