Islanda

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La storia racconta che in tempi remoti l’isola fu scoperta casualmente dagli scandinavi sconfinata com’era in quello che fu definito oceanus innavigabilis, dove nessun esploratore osava avventurarsi. Battezzata dapprima Snaeland, terra delle nevi poi ribattezzata Iceland terra dei ghiacci, l’islanda è luogo di grande meraviglia.

Geologicamente giovane, la più giovane d’Europa, dove il vulcanismo è testimoniato da più di duecento vulcani di cui una ventina ancora attivi, è la terra di Surtur, nella mitologia nordica, il dio del fuoco. Un vero capriccio della natura, dove il giorno, in estate dura ventiquattrore, e in inverno la notte 20 lunghe ore.

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Dove fiumi di lava solidificata ricoprono intere vallate, una volta abitate e coltivate dagli uomini. Dove si può respirare prepotentemente la forza degli elementi, e tornare all’origine della vita. Dinanzi alla strana e inquietante bellezza di quest’isola senza alberi, dagli orizzonti sconfinati, il visitatore rimane stupefatto. Io per prima, incantata e affascinata da questi luoghi, che mi hanno parlato di nascita e di morte, dove il ghiaccio è costretto a convivere con il fuoco. Contrasti forti.

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Capaci di offrire scenografie superbe, con soggetti unici sempre diversi, regalando all’obbiettivo fotografico innumerevoli opportunità per catturare l’anima e l’essenza di questa isola. L’Islanda in media subisce una eruzione vulcanica ogni cinque anni. Questo continuo vomitare fuoco dal sottosuolo invece che spaventare gli abitanti che a tanta distruzione nel corso dei secoli, hanno fatto l’abitudine, stanno sfruttando appieno l’indole turbolenta della zona, sia dal punto di vista turistico, sia dal punto di vista di energia geotermica.

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Le abitazioni sono riscaldate per mezzo di acqua calda che scaturisce naturalmente dalla terra, con un risparmio di carburante enorme e assenza di smog. Colonne d’acqua sgorgano intermittenti dal suolo dando origine al fenomeno quanto mai spettacolare dei geyser, fumarole e polle di fango bollente sembrano far parte di un girone dantesco. Immagini infernali, dai contorni impressionanti si alternano a quelle altrettanto suggestive dei ghiacciai, il Vatnajokull, con la sua estensione pari a 8400 kmq è l’unico ad arrivare fino all’oceano, dove frantumandosi riversa i suoi i iceberg, fiori galleggianti in un giardino invernale, il tutto contornato dai coni vulcanici dai nomi che mettono i brividi, perchè sinonimo di distruzione Askja, Laki, Skafta, , dai loro crateri sono sgorgati mari di lava ardente che tutto travolgeva.

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Colate di fuoco anche lunghe 20 km ,come nel caso del Laki, si parlò di un miliardo di metri cubi di lava, che coprì un area di 565 Kmq e il famoso e temutissimo Hekla , nel 1947 la sua eruzione durò ben 13 mesi. Durante il medioevo si pensava che fosse dimora dei dannati, si è svegliato almeno altre 15 volte dalla prima eruzione conosciuta del 1104 e sempre di pessimo umore. Un cuore bollente dunque, l’Islanda, dal battito rumoroso, attutito a tratti dal fragore delle impetuose cascate , che rappresentano senza dubbio uno degli elementi caratterizzanti dell’isola.

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Possenti fiumi dalle acque ora torbide e giallastre, ora azzurre e limpide precipitano tra vortici spumeggianti. Le cascate con la loro voce prepotente incutono soggezione a chi le guarda, sollevando candide nubi di vapore, donano però, quasi a rassicurare,   variopinti e incredibili arcobaleni. Ai canti e ai suoni della terra e dell’acqua si aggiungono quelli degli abitanti del cielo. Gli uccelli padroni assoluti di rocce, laghi e spiagge.

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La sterna artica, gli eleganti cigni selvatici. Il Puffin ovvero il pulcinella di mare, è sicuramente il più particolare, facilmente riconoscibile per via del suo bizzarro becco di colore rosso, giallo e blu, è un soggetto molto ambito quanto sfuggevole, ma non stupitevi se poi lo troverete nel menu di qualche ristorante cucinato a dovere.    Clelia Nocchi

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