Tempio di Konark – Orissa

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Dodici anni e 12.000 artigiani per edificare il grande carro celeste di Konark, capolavoro d’architettura medievale è uno dei sette templi del sole presenti in India. Non lontano da Bhubaneswar capitale dell’Orissa o come si chiama oggi Odisha è il più bello tra i belli ed è stato tra i primi ad essere inserito nel Patrimonio Unesco.

Il suo nome deriva dalla combinazione di due parole Kona e Arka rispettivamente angolo e sole, che evidenzia l’importanza della sua posizione.  Ma lo si conosce anche come la “Black Pagoda” per il materiale scuro di costruzione, la clorite.  Così era chiamato anche dai marinai europei, per loro era un punto di riferimento per la navigazione, essendo com’era a quel tempo sulle rive dell’oceano.

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Per catturare la luce solare durante il giorno nel Tempio, il Dio Sole era raffigurato come tre immagini: Brahma, il creatore come il sole del mattino;  Maheshvara il distruttore come quello a mezzogiorno e Vishnu il Conservatore quello del pomeriggio. Inoltre l’orientamento ad est fa sì che i raggi dell’alba illuminino l’entrata principale. Il suo progettista, Re Narasimhadeva, lo aveva pensato come un enorme carro cosmico dedicato a Surya il dio sole appunto adorato dagli induisti, con 24 grandi ruote, come le ore del giorno, e con sette cavalli come i giorni della settimana.

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La divisione in otto raggi di ogni ruota è un antica ripartizione del giorno e poteva fungere da meridiana.  Tante leggende e storie incredibili avvolgono la Pagoda Nera, una parte della quale è in rovina o come si racconta addirittura non completata perché le fondamenta sembra non fossero in grado di sostenere il peso della cupola o distrutta dal sultano del Bengala nel 1568, ma probabilmente fu un atto di vandalismo dei Moghul, che appropriandosi del rame che ricopriva la cupola modificarono l’equilibrio causando il cedimento di una parte e in seguito gli agenti atmosferici fecero il resto.

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Ma si dice anche che il tempio possedesse una misteriosa energia dovuta a due potenti magneti inglobati nella costruzione della torre che facevano perdere l’orientamento alle navi di passaggio e allora i portoghesi trafugarono le pietre per salvaguardare i loro navigatori, facendo collassare la costruzione. Tra le tante supposizioni più o meno fantasiose è innegabile la maestosità e la finezza delle decorazioni, solo sulla piattaforma che lo sorregge presenta 5000 sculture di cui 2000 sono elefanti. “E’ una poesia in pietra” ha commentato l’eminente filosofo e poeta indiano premio Nobel Rabindranath Tagore.  Ma la fama di questo sito, è dovuta anche alle molteplici scene erotiche che a diverse grandezze finemente incise, lo ricoprono, un vero e proprio trattato di vita amorosa, amori leciti e illeciti, a disposizione di adulti e bambini.

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Una sorta di grande libro di educazione sessuale. In sanscrito il desiderio, il piacere e godimento: il Kama non è percepito come peccato ma è uno dei quattro obiettivi della vita. Per la bellezza, l’intensità e la complessità di questo sito è consigliabile nella visita affidarsi ad una guida preparata da richiedere al momento del pagamento del biglietto di entrata. Sarete comunque attorniati da   altri personaggi che si spacceranno per guide esperte ma è meglio diffidare. Il tempio non è più in uso per i riti induisti anche se molto visitato è perciò aperto a tutti i membri di tutte le religioni.     Clelia Nocchi

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