Provenza – Francia

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“Mani esperte toccano il fiore e lo scuotono tra le dita per determinare se il momento è quello buono. E’ importante raggiungere la giusta maturazione. Poi ci sarà la raccolta, quindi la distillazione. Una fase questa che rappresenta la ricompensa per tutto il lavoro di un anno, il successo di molti sforzi e impegno.

Da questo processo si ottiene sia l’olio essenziale che un’acqua floreale chiamata idrolato. La lavanda fine, quella più pregiata, fiorisce tra gli 800 e i 1600 mt, una volta l’anno e occorrono circa 130 kg di fiori per ottenere un litro d’olio essenziale. Negli anni generosi, un ettaro di piantagione potrà produrre fino a 25 litri. “

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Verso la metà di giugno, ma non sempre è cosi per via delle bizzarrie meteorologiche, la Provenza, una delle regioni più autentiche della Francia, si veste di blu-viola. Come foulards di seta adagiati tra i campi di grano e incorniciati dal verde degli alberi, le distese della bella Labiacea colorano e profumano queste terre. Girovagare nei caldi giorni estivi accompagnati dal canto d’amore delle cicale… e qui ce ne sono proprio tante è un’esperienza sensoriale assolutamente da provare. Una gioia per gli occhi e per lo spirito.

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Il suo nome deriva dal verbo latino lavare ed era conosciuta e utilizzata fin dall’antichità. Veniva usata dai romani nei bagni e per profumare la biancheria fresca di bucato. Si suppone però che furono gli egizi a scoprirne i molteplici benefici, estraendone l’essenza che poi utilizzavano per i rituali della mummificazione. In seguito gli fu attribuito un potere disinfettante. Nelle epidemie di peste che flagellarono questa regione durante il XVIII sec. era uno degli ingredienti “dell’aceto dei quattro ladroni”.

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Un miscuglio di erbe, prodotto in Francia durante la pestilenza che colpì la città di Tolosa nel 1630. Il singolare nome trae la sua origine da una leggenda che raccontava appunto di quattro ladri i quali entravano nelle case dei moribondi e dei già defunti per rubare i loro averi. Vennero poi arrestati e destinati all’impiccagione. Ma il giudice non si spiegava il mistero di come i quattro malfattori non fossero stati mai contagiati e in cambio della grazia si fece rivelare il segreto.

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Essi confessarono che si bagnavano semplicemente i polsi e le tempie due volte al giorno con una soluzione contenente rosmarino, salvia, timo e lavanda macerate. Anche gli artigiani, produttori di guanti della città di Grasse,  facevano largo uso della lavanda: mascheravano con la delicata fragranza il  cattivo odore dei tannini presenti nel cuoio, non gradito all’alta società francese alla quale i loro prodotti erano destinati. In Inghilterra durante il regno di Elisabetta I, si usava sia come fragranza personale ma anche in sacchetti per profumare gli armadi. Tante le virtù dunque di questa straordinaria pianta officinale, non ultima quella di essere scelta dai più grandi maestri profumieri, per cui si è guadagnata nel tempo, meritoriamente, il nome di “oro blu” di Provenza.

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Se non fosse che la sua fioritura è sottoposta alla stagionalità, potrei invitare i lettori ad andare in una data precisa dell’estate, ma purtroppo è madre natura che detta legge. La zona dove poterla vedere è molto vasta e anche la sua fioritura è lunga, per cui orientativamente dopo la metà di giugno fino alla metà di luglio, a secondo delle altitudini, può essere un buon periodo.
Questa estate però, etichettata come una delle stagioni più torride dell’ultimo secolo, la raccolta è stata anticipata. Avendo io scelto la prima settimana di Luglio per andare a godermi lo spettacolo, in alcune zone, come l’altopiano di Valensole, la falciatura era già iniziata. Poco male, imprevedibilmente ho anche potuto assistere al taglio.

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I bei campi blu sotto la lama implacabile delle macchine falciatrici diventano progressivamente verdi. Un profumo denso e penetrante inonda l’aria, decretando la fine della stagione. Una magia. Vorrei indicare a titolo informativo, sommariamente le zone da me visitate, ovviamente la “capitale” Sault, situata nel Plateau d’Albion, dove troverete un centro visitatori in grado di darvi informazioni inerenti ad eventi in programma, feste, visite guidate alle distillerie e tutto ciò che servirà per vivere al meglio la vostra visita. Le valli a ridosso del Monte Ventoso e molti dei paesini e campagne tra i Monti della Lure e il parco regionale del Luberon. Il piccolo plateau e le plateau di Valensole. Un sù e giù colorato e profumato di circa 250 km. Non poteva mancare ovviamente l’Abbazia di Senanque, verso Avignone, tra Apt e Carpentras per fare la classica foto che appare in tutte le brochure che parlano di Provenza.

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Purtroppo, il campo di lavanda non era nella fase migliore ed è anche protetto da una rete metallica, c’era una moltitudine esagerata di persone, ed essendo pomeriggio non era buona neanche la luce. Però ne è valsa la pena perché il luogo, a parte tutto, è davvero affascinante. Un suggerimento: sulla vostra strada incontrerete sicuramente punti vendita dove poter acquistare tutta la gamma di prodotti ottenuti con la lavanda, ma anche deliziosi mazzi di fiori che potrete avere con pochi euro, prendetene uno o più se volete, tenetevelo in macchina, vi accompagnerà con il suo profumo per tutto il percorso e lo terrete poi a casa come souvenir.

Nel sito ufficiale del turismo francese le strade della lavanda www.provenzafrancia.it/itinerari/www.saultenprovence.com si possono trovare molte notizie utili per chi non si vuole affidare ad una agenzia con viaggi organizzati.
Clelia Nocchi

 

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