Chandigarh – India

IMG_9956

Capitale degli stati Haryana e Punjabi, Chandigarh la città d’argento come è stata definita nasce dopo la spartizione dell’India nel 1947. Il Punjab venne diviso fra Pakistan, a cui andò la parte occidentale, la più estesa, compresa la capitale Lahore e India alla quale toccò quella orientale. Necessariamente il nuovo Stato, scenicamente situato ai piedi dell’Himalaya aveva bisogno di un centro amministrativo e dopo aver scartato varie città, la scelta cadde sul sito di Chandigarh .

Era il 1948 e il capo del governo di allora, il ministro Nerhu volendo una capitale che rappresentasse modernità e valori del neonato Stato affidò l’edificazione in prima battuta agli architetti Albert Mayer di New York e al polacco Macej Nowicki, ma alla morte accidentale di quest’ultimo il progetto venne commissionato a colui che in quel momento era considerato il maestro del Movimento Moderno, lo svizzero Charles Edouard Jeanneret noto come Le Corbousier.

IMG_0004

Chandigarh dunque è figlia di uno dei padri dell’architettura moderna. Non solo architetto ma anche pittore e scultore, le Corbousier affiancato da suo cugino Pierre e da un team di architetti indiani e inglesi modellò il progetto precedente alla sua visione di città ideale. Era il 1951 e per l’elvetico Le Courbousier si concretizzava un sogno.

IMG_0003

La pianta della città è stata pensata come un corpo umano. La parte governativa nella parte alta, quella della testa, le parti commerciali e industriali nella “pancia”, gli edifici abitativi immersi nel verde nelle braccia e nelle gambe. Innovativo anche il sistema viario che separa le grandi strade per il traffico automobilistico e vie pedonali. Ogni blocco di abitazioni è circondata da una strada a scorrimento veloce con sbocco negli adiacenti parcheggi.  Una grande strada risale tutto il “corpo” dal basso verso l’alto con ai lati edifici per uffici. Una via pedonale porta ai negozi, ci sono poi due strade a scorrimento lento e un’altra grande arteria che porta a Delhi.  Molti hanno scritto e detto che Chandigarh è stata concepita senz’ anima, un bel progetto ma priva della creatività che ogni abitante metterebbe costruendo il proprio “nido”. Percorrendo le larghe vie si nota subito, nei cartelli stradali posti in alto, solo numeri in sostituzione dei nomi delle vie, anche questo avvalora la tesi di “bella senz’anima?

IMG_9983

Nel tempo però lo “spirito indiano” è riuscito comunque a penetrare con i suoi colori e odori, indianizzando almeno in parte la città meno indiana dell’India. Ognuno che entrerà a Chandigarh si farà una propria idea, darà un suo giudizio, di sicuro si arriva molto incuriositi e probabilmente non sarà come la si era immaginata. Anch’ io mi ero documentata com’è mia abitudine e visto foto, ma come sempre, e per fortuna, c’è sempre qualcosa che ti sorprende che ti farà ricordare per sempre quel luogo.

IMG_9953

Nella mia visita ho trovato molto interessante il museo Le Corbousier, e consiglio assolutamente di dedicargli un pò di tempo, ricco com’è di immagini, documenti, lettere, progetti e disegni che hanno preceduto la realizzazione della città. Merita anche Neck Chand’s rock garden, l’originale giardino roccioso ideato dallo scultore Nek Chand, più di centomila metri quadrati di estensione e ben duemila statue create con materiale di recupero.

IMG_0039

Poi c’è i il Capitol Complex. Per accedere alla zona, la testa della città, naturalmente sono necessarie delle procedure di sicurezza ed essere accompagnati da una guida e da agenti. L’area custodice i palazzi del governo. Edifici geometrici di cemento a tratti colorati, un connubio di rigore e colore, prati rigogliosi e ben custoditi si alternano a spazi d’acqua e poi c’è una scultura anzi la scultura, icona della città “la Mano Aperta “. Negli ultimi anni della sua vita Le Courbousier, sembrerebbe che si sia avvicinato ad uno dei più grandi pensatori e maestri religiosi Jiddu Krishnamurti e che la scultura sia l’opera della sua piena maturità, la sua eredità.

IMG_8074

Una grande Mano tesa che si staglia verso il cielo. Un opera di grandi dimensioni con un suoi 26 metri di altezza e che le Corbousier richiama in essa la mano del famoso Modulor. Le sue linee severe non penalizzano un gesto di significato universale. Una mano stilizzata, che trasmette amicizia generosità, carità. “La Main Ouvert” per ricevere e per donare. Il monumento già di per sè di grosso impatto ha una particolarità: il vento la muove, la natura interagisce arricchendo il lavoro dell’uomo.

IMG_8077

Realizzata in lamiera, ruota liberamente sul suo asse verticale con una leggerezza che aumenta l’entità dell’opera consegnandola alla genialità.    Clelia Nocchi

“Questo segno della Mano Aperta per ricevere ricchezze create, per distribuirle ai popoli del mondo, deve essere il segno della nostra epoca”.    (Le Corbusier)

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...