Pangong Tso – Ladakh (India)

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Lassù, custodito tra le alture orientali del Ladakh, il lago Pangong situato a 4250 metri di altitudine è un’emozione azzurra da non perdere. Lo specchio di acqua salata con i colori del mare, il più grande della catena Himalayana, è lungo 130 km ed è condiviso per il 60% con la Cina, motivo questo, ancora oggi, di contenzioso per la definizione del confine di stato.

Il Pangong si raggiunge in cinque o sei ore in auto dalla capitale Leh, percorrendo una tortuosa strada che si inerpica faticosamente tagliando i fianchi delle nude e aspre montagne e attraversando il Chang-La Pass che a 5.270 m, si dice sia il terzo passo motorizzato più alto del mondo.

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Per visitare la regione del Pangong Tso è indispensabile “l’Inner Line Permit” un permesso che viene rilasciato nella capitale, ma di cui non vi dovrete preoccupare se scegliete di affidarvi ad una agenzia.

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Il periodo migliore è sicuramente la stagione estiva, quando la neve allenta la sua morsa gelida permettendo il transito e si ha la possibilità di poter pernottare presso i campi tendati che vengono allestiti solo in questo periodo.

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Negli ultimi anni però si sta registrando anche un turismo invernale, il lago interamente gelato e il paesaggio innevato regalano situazioni ideali per varie attività sportive. Il bacino è un habitat ideale per molteplici varietà di volatili, soprattutto migratori come gabbiani, rare gru dal collo nero e anatre di Brahmani.

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Anche le oche indiane possono essere avvistate qui, rendendo il lago uno dei posti preferiti per gli amanti del birdwatching e della natura. Oltre agli uccelli, l’area ospita anche animali selvatici, come la marmotta Ladakhi, il leopardo delle nevi, la pecora tibetana, la capra pashmina, marmotte, yak e asini selvatici kiang.

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Il piccolo eden a due passi dal cielo è un luogo sacro per gli abitanti e non è permessa a nessuno la balneazione; i suoi scenari straordinari incorniciati da montagne che vanno ben oltre i 5000 mt lasciano senza fiato, ma non solo per la loro bellezza, a queste altezze infatti non bisogna sottovalutare “il mal di montagna”, è assolutamente necessario informarsi e prepararsi per affrontare un viaggio in altitudine.   Clelia Nocchi

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