I Faugni – Atri (Abruzzo)

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“Il fuoco è fecondo e indomabile, allora conviene allearsi alla sua forza e utilizzare le sue potenzialità di elemento che immunizza dal pericolo o dal male, la storia sui fuochi rituali in Abruzzo è il racconto di questa amicizia ancestrale fra il fuoco e l’uomo, essa tiene a bada le paure e i cattivi presagi”, lo scrive la dottoressa Antonella Tollis nella presentazione del piacevole libro di Alberto Rasetti “I fuochi rituali in Abruzzo”.

La bella regione dell’Italia centrale patria di d’Annunzio, di Silone, di Benedetto Croce e conosciuta per il suo mare e per il suo parco dalla natura incontaminata è anche custode di usanze millenarie che sfidano l’oblio e la modernità. In molte cittadine si svolgono manifestazioni legate al fuoco come nella splendida Atri, gioiello architettonico della provincia teramana, che nella notte tra il 7 e 8 dicembre celebra la notte “dei Faugni” in atriano “li Faegn” il cui nome deriva dal latino fauni-ignis, il fuoco del Fauno.

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Il Dio Fauno che secondo la leggenda vive nelle campagne e si nasconde fra le greggi, è una figura nota anche come Satiro, dalle forme umane ma con zoccoli e corna di capra, considerata una delle più antiche divinità italiche legata alla fertilità e alla forza vitale della natura. Con l’avvicinarsi del solstizio d’inverno i contadini abruzzesi accendevano nelle campagne falò propiziatori per proteggere i raccolti, il fuoco per sconfiggere le tenebre e in contrapposizione al freddo della stagione invernale in arrivo.

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Un rito pagano che ha assunto nel tempo carattere religioso, dopo la proclamazione, da parte del Concilio di Efeso nel 431 della Madonna a Madre della Chiesa, in occasione del quale vennero accesi fuochi dedicati a Maria Immacolata. La preparazione dei faugni ha inizio già in estate. I lunghi fasci formati da canne, che saranno i protagonisti della festa, devono essere raccolte e messe ad essicare preservandole assolutamente dall’umidità, una corretta e adeguata conoscenza della procedura determinerà il buon risultato al momento dell’accensione.

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Il 7 dicembre è una giornata di fermento, la città dei duchi di Acquaviva si prepara all’evento, si posizionano le transenne e si comincia l’allestimento della grande pira nella piazza al cospetto della superba cattedrale. Gli addetti posizionano i ceppi e legni più piccoli con grande perizia consapevoli che dovrà durare tutta la notte. L’opera così sistemata aspetta solo l’ora fatidica che giungerà con il calar della sera. Alle 19 in punto, mentre la gente è accalcata intorno al falò in una sorta di abbraccio protettore l’apertura della porta della cattedrale e la presenza del sacerdote segnano l’avvio della cerimonia, l’aspersorio benedice le lunghe fiamme che divampano fragorose trasformandole idealmente in cosa sacra.

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La tradizione è stata rispettata, in passato gli atriani aspettavano la sfilata dei faugni nelle proprie case in compagnia di amici e parenti, dal 2006 si è voluto dare una veste nuova a questa iniziativa: i residenti e i tanti visitatori richiamati dall’arcaico cerimoniale, possono partecipare dal pomeriggio e per tutta la notte ai tanti eventi organizzati da associazioni e dall’amministrazione comunale che rende la “notte dei Faugni” la più lunga e ricca dell’anno.

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Consiglio a questo proposito l’interessante tour esperienziale alla scoperta delle bellezze cittadine e della storia dell’evento atriano organizzato dal vivace gruppo culturale CulTurA’, con degustazione finale dell’ottimo Pan Ducale e della liquirizia, perchè forse non tutti sanno che Atri è considerata anche la capitale del noto estratto vegetale.

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Ma la celebrazione del Dio Fauno raggiunge il culmine la mattina del giorno dell’Immacolata, quando alle 5 dell’8 dicembre una folta folla si raduna intorno ai tizzoni ancora ardenti, con il rintocco della campana, persone di ogni età incendiano il proprio fascio di canne, e piano piano si compone un festoso corteo che percorre le vie del centro storico rompendo il sonno con canti e vocii e al grido di “li faeeeeegn svegliatevi tuttiiiii”, i partecipanti bussano ad ogni porta e tra il fumo acre raggiunge il punto di partenza.

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Tutti a turno gettano in solenne silenzio le rimanenze non arse dei fasci di canne sulle ultime braci languenti che riprendono immediatamente vita in rinnovate lingue fiammeggianti illuminando i volti dei portatori. Il simbolo purificatore brucia le canne e con esse il male e le paure, i portatori si asciugano le lacrime che inumidiscono gli occhi <emozione o fumo?> chiedo ad uno di loro, mi risponde con voce roca <per ambedue signora>.

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Alle 6 nella cattedrale si svolge la funzione religiosa, la prima della giornata che sancisce l’incontro tra il sacro e il profano, alle 18 ce ne sarà una seconda in onore sempre della Madonna, la statua che risale al 1800 verrà portata in processione e sempre in piazza Duomo si darà fuoco alle pupe, fantocci dalle sembianze femminili che concluderanno la sensazionale cerimonia.  Il rito s’è compiuto!     Clelia Nocchi

https://www.facebook.com/CulTurACulturaTurismoAmbiente/

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