Lanzarote – Isole Canarie

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Dichiarata dall’Unesco “riserva mondiale della biosfera”, i suoi 795 kmq ricoperti in parte da lava solidificata sembrano appartenere ad un paesaggio lunare. L’isola di Lanzarote “l’Isla de Fuego” di origine vulcanica è un luogo caratterizzato da un ambiente aspro e affascinante. Politicamente appartenente alla Spagna, ma a soli 100 km dal Marocco da renderla geograficamente nord africana, è una perla tra le acque dell’Atlantico.

Le sue eccezionali peculiarità geomorfologiche sono il risultato di periodici processi eruttivi che ebbero un ulteriore devastante cambiamento tra il 1730 e il 1736, e nel 1834 quando si verificarono eruzioni vulcaniche di immane violenza che modificarono il suolo e ferirono interi villaggi. Le cronache raccontano che nel 1736 gli abitanti del piccolo villaggio agricolo di Mancha Blanca, frazione del comune Tinajo, impauriti dal fiume di fuoco che li stava minacciando si affidarono alla Vergine Maria, affinchè li salvasse dall’imminente disastro.

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Andarono incontro alla scia incandescente con una croce e la conficcarono nel terreno proprio nel canale di scorrimento. Miracolosamente il fiume incandescente si arrestò proprio sotto la croce. Tuttora la si può vedere accanto alla piccola chiesetta che fu eretta per ringraziamento, l’Ermita de los Dolores dove si trova la statua di Nuestra Señora de los Volcanes (Nostra Vergine dei Vulcani). Ogni anno a settembre si commemora l’evento prodigioso con una festa religiosa e una partecipata processione, gli fà da cornice una fiera dell’artigianato, la Feria Insular de Artesania Tradicional, dove artisti di tutto l’arcipelago espongono le loro opere e si esibiscono in spettacoli folcloristici.

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Tutta l’area nel 1974 fu protetta con l’istituzione del Parco Nazionale Timanfaya, noto come “Las montanas del Fuego” le montagne di fuoco, 51 kmq che raccontano la potenza e la supremazia della natura. “Di una bellezza dell’altro mondo”, così recita lo slogan che lo pubblicizza, basterebbe infatti la visita di questa zona per giustificare un viaggio a Lanzarote. Il centro visitatori di Mancha Blanca offre una mostra e un programma audiovisivo che permette al visitatore di conoscere la storia e di avere un primo approccio con questo affascinante territorio. Che si scelga l’escursione a piedi percorrendo la Ruta de Tramesana o la Ruta de Litoral o il tour in pulman lungo la Ruta de Los Volcanes o a dorso di cammello, ci si immergerà nelle tante bellezze che ha in serbo per noi questo stupendo parco.

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Si rimarrà sicuramente stupefatti dalle esibizioni geotermiche che il personale ci mostrerà sul promontorio di Hilario, il cuore turistico del PNT, tramite geyser artificiali e forni naturali. Ma le sorprese de l’isla de fuego non sono finite, percorrendo la strada 30 che attraversa la zona della Gerìa si noteranno con grande sorpresa piccole costruzioni in pietra nera a forma di ferro di cavallo. Le singolari architetture custodiscono preziosamente piante di vite. La forma è una sorta di abbraccio di roccia, necessaria per proteggerle dai venti e catturare gocce di rugiada essenziale per la loro sopravvivenza. Allo sguardo non sembrano coltivazioni ma bensì istallazioni artistiche, in effetti a pensarci bene sono una forma d’arte, un dialogo d’amore con il territorio che è il fil rouge di tutta l’isola.

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Il risultato è la produzione di un’ottima malvasia che si può degustare nelle tipiche “bodegas” lungo l’itinerario. Quest’isola martoriata dai capricci naturali ha avuto la grande fortuna di dare i natali ad un uomo straordinario, César Manrique, Pittore, architetto, scultore, paesaggista, urbanista e attivista, che di essa si è preso cura in termini artistici e ambientali tutelandola da uno scriteriato assalto di cementificazione.

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Manrique era innamorato della sua terra, ma nello stesso tempo conosciuto per esserne la sua coscienza critica. Dopo essere stato per alcuni anni a New York dove raccolse importanti successi fece ritorno a casa travolto dalla nostalgia per la sua isola. Visitare la sua casa a Tahìche nel villaggio della parte centro-settentrionale che iniziò a costruire nel 1968, si percepisce tutta la poesia che l’artista ha scritto con l’ambiente.

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Il progetto abitativo non nacque da un disegno o da uno schizzo su carta ma da una sua camminata tra le vecchie colate laviche. Quando vide nascer dalla crosta scura una pianta di fico ebbe l’intuizione geniale di come sarebbe stata la costruzione. La struttura articolata su due livelli sfrutta le forme sotterranee dell’elemento distruttivo, i cosiddetti “jameos”, le bolle originate da sacche di gas intrappolate nei tunnel di lava sono diventate stanze da abitare. Un colloquio osmotico tra il dentro e il fuori. Un cogliere la bellezza dove la bellezza è celata gelosamente tra le pieghe “dell’inferno”. Dal 1982, per volere dello stesso artista, è diventata la sede di una fondazione e museo, inaugurata sei mesi prima della sua morte avvenuta in un incidente stradale proprio vicino alla sua amata casa.

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L’isola è permeata dallo spirito del suo figlio prediletto ricca com’è di sue opere disseminate in ogni angolo, cito qui alcune il Giardino di Cactus, il Mirador del Rio Casa-Museo del Campesino, Monumento alla Fecondità, Restaurante El Diablo. Cercarle, leggerle ammirarle, amarle non è solo rendere omaggio alla genialità dell’artista ma è attraverso di loro assorbire l’energia con cui sono state modellate, un’energia potente quella della natura che Manrique conosceva bene e di cui si nutriva.   Clelia Nocchi

manchablanca.cmayot@gobiernodecanarias.org

http://www.magrama.gob.es/es/red-parques-nacionales/nuestros-parques/timanfaya/

https://turismolanzarote.com/it/visitare-il-parco-nazionale-di-timanfaya/

http://www.lanzarote-tourism.com/it

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