Il circuito Targa Florio

Questo non è solo un itinerario da intraprendere, è un addentrarsi nella leggenda. Un tragitto sui pendii verdi delle Madonie, 148 chilometri di saliscendi e curve dove l’asfalto odierno rievoca il ricordo dell’olio bruciato e l’urlo dei motori di quella che è la più famosa e antica corsa automobilistica su strada del mondo, la “Targa Florio”. Da Bonfornello si snodava su strade di campagna, mulattiere pericolose attraverso Cerda, Caltavuturo, Castellana, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci, Castelbuono, Isnello, Collesano e Campofelice di Roccella, con arrivo nella stazione di partenza presso l’antico tempio imerese dedicato alla Vittoria.

Ideata da Vincenzo Florio, si è disputata dal 1906 al 1977, 61 volte di seguito meno nei due anni delle guerre mondiali. Dal 1978 si è trasformata nel Rally Targa Florio con un circuito ridotto coinvolgendo gli abitati di Scillato e Polizzi Generosa. Vincenzo Florio, discendente di una delle dinastie più ricche d’Italia, amante dell’arte e della cultura, organizzatore di eventi, l’aveva fortemente voluta.

La Sicilia è legata indissolubilmente alla famosa famiglia dei Florio. Non esiste siciliano e siciliana che non conosca i Florio o che non ha un ricordo legato alla celeberrima gara. Molti di loro, raccontano che sin da piccoli venivano portati dai genitori ad assistere alla grande e attesa manifestazione. Perchè di manifestazione si trattava con ben un milione di spettatori. Tutti i componenti dei nuclei famigliari venivano coinvolti.

Si partiva per tempo e si dormiva all’aperto sin dal giorno prima scegliendo un posto lungo l’affollato percorso e si ripartiva la sera del giorno dopo a fine corsa, si è vero, è una gara di automobili qualcuno dirà e per questo può anche non interessare o non piacere, ma in verità la Targa Florio “A CURSA” come dicono in Sicilia è molto di più perchè ha abbracciato un intero popolo e ne racconta le vicende, gli scenari culturali e umani che comprendevano anche la “belle epoque sicula”. Su quella strada che univa i piccoli paesi delle montagne e che adesso sentono la mancanza di quella occasione di visibilità, correvano auto dai nomi intramontabili, Maserati, Bugatti, Porsche, Ferrari, con nomi mitici italiani e internazionali come Enzo Ferrari, Scarfiotti, Nuvolari, Jacky Ickx ,Merzario.

Ripercorrere oggi quel viaggio storico ha qualcosa di magico, con esso si possono scoprire i piccoli paesini delle Madonie che hanno un patrimonio architettonico e culturale immenso da far conoscere. Sono custodi di piccoli tesori che stupiscono per bellezza e valore, conosciuti purtroppo solo da una percentuale ridotta di turisti che visitano l’isola. Curiosi viaggiatori che si spingono tra i boschi di sugheri e di valli stupende delle Madonie, parco dal 1981 alla ricerca dell’altra anima di questa terra. Il viaggio ad anello prende il via e termina presso i resti dell’antica Himera, fondata nel 648 da Greci di origine calcidese e dorica, la città che vantò tra i suoi cittadini uomini illustri come il poeta lirico Stesicoro e diversi atleti vincitori dei giochi Olimpici.

Si prosegue sulla statale 113 per raggiungere la Stazione di Cerda e da qui verso la “Tribuna” di Cerda, vecchie mura gialle dove si legge a malapena la scritta “TARGA FLORIO” fu il punto di partenza e arrivo della mitica corsa.  Di quel glorioso passato restano i ruderi degli edifici, il busto di Vincenzo Florio e la lunga e bassa struttura bianca dei box. Dopo soli 7 km appare il centro abitato collinare di Cerda, adagiato ai piedi del Pizzo della Guardia, è capitale isolana del carciofo, celebrato dal monumento nella piazza centrale. Nel paese si può visitare la ricca mostra permanente inerente alla corsa.

La statale 120 si snoda verso Caltavuturo, ben visibile da lontano, raccolto sotto una rossa falesia di calcare la rocca di Sciara, coronata dai ruderi del castello saraceno, Abu-Thur, in arabo “Kalat Abu Thur” da cui il nome del paese risalente ai IX°-X° secolo. Il percorso aperto e con panorami inimitabili ci conduce verso Castellana Sicula alla quale il duca di Ferrandina, feudatario del luogo, ha dato il nome della moglie che apparteneva alla famiglia spagnola dei Castellana. Riprendendo la via e passando per Petralia Sottana si giunge a Petralia Soprana, a 1147 metri di altitudine, paese natale di Nino Vaccarella ex pilota internazionale del circuito, con le sue strette vie di impianto medievale le case in pietra e belle chiese è il più alto comune delle Madonie.

L’alta rupe, custode dei poderosi resti del castello dei Ventimiglia ci annuncia Geraci Siculo uno dei “borghi più belli d’Italia”. Pochi tratti delle mura difensive e la cappella palatina di Sant’Anna sono quel che resta della fortezza. A poca distanza ci fermiamo alla chiesa sconsacrata di Santo Stefano del XVI° secolo. La sola con pianta a croce delle Madonie con stucchi barocchi all’interno e la cuspide del campanile in mattonelle policrome. Siamo nel versante settentrionale delle Madonie, più fresco e umido, coperto da fitti boschi.

Ci infiliamo nello splendido Bosco Sugheri da dove avvistiamo le bianche case di Pollina, sulla sommità di un’irta collina calcarea, prestigiosa posizione panoramica che offre una estesa visione del mare. La 286 taglia un paesaggio da fiaba, quello del sughereto fino alla settecentesca Masseria Pintorna per poi condurci al borgo di Castelbuono con il castello dei Ventimiglia costruito nel 1316 che lo sovrasta con la sua mole imponente in stile arabo normanna. Qui, da non perdere, il bel museo dedicato agli anni della corsa con reperti donati dai vari concorrenti e foto In un magnifico scenario di rocce dolomitiche sorge Isnello, immerso nel verde in mezzo ad una gola.

La strada poi sale fino a Munciaratti dove ‘è il bivio per il parco faunistico di Piano Zucchi e Piano Battaglia, che ricorda la battaglia fra Musulmani e Normanni nel 1069, punto di partenza delle grandi traversate sciistiche ed escursionistiche. Puntiamo verso Collesano alle pendici del monte Grotta del Signore che vanta oltre al magnifico scenario montano anche un pregevole patrimonio culturale ed artistico come la Chiesa Madre di Santa Maria la Nova di origine quattrocentesca.

Il circuito sta arrivando al termine, mancano una manciata di chilometri ma prima ci aspetta Campofelice di Roccella (“Campufelici” in siciliano) in posizione rialzata dove sorgeva il Castrum Roccellae, fortificazione araba di cui resta un torrione quadrato. Nel 1699 il casale di “Roccella” venne fondato con apposita “licentia populandi” dal principe palermitano don Gaspare, La Grutta Guccio.Davanti svetta superbo e aguzzo il Monte San Calogero. Clelia Nocchi

http://www.museotargaflorio.it/https://www.targaflorio.info/01.htmhttps://www.formulapassion.it/motorsport/storia/sulla-strada-della-leggenda-targa-florio-113825.htmlhttps://www.visitsicily.travel/natura/parchi-regionali/parco-delle-madonie/

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