Byblos – Libano

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Furono i greci, poco dopo il 1200 a.C., che battezzarono l’antica Gubla-Gebal col nome di Byblos che nella loro lingua indicava il “papyrus”.  La città aveva un importante ruolo nel commercio del papiro derivante da un rapporto intenso e prolungato con l’Egitto. La preziosa pianta palustre nasceva sulle rive del Nilo e gli egiziani avevano creato intorno ad essa una vera industria con Byblos che era riuscita ad averne il controllo commerciale.

La produzione di sottili fogli ideali per la scrittura, erano molto richiesti e in costante aumento nel Mediterraneo orientale dove si era sviluppato un nuovo sistema di scrittura; l’alfabeto fonetico che nel IX e VIII secolo introdotto in Grecia divenne tramite il greco e poi il latino, il padre di tutti gli alfabeti moderni. Una delle più antiche iscrizioni utilizzanti questo alfabeto è quella incisa sul sarcofago del re Ahiram di Byblos custodito nel museo di Beirut.

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Ma la prosperità della città era dovuta anche all’esportazione di merci pregiate e di legno, le navi mercantili dirette verso tutto il Mediterraneo e in particolare il paese dei faraoni, trasportavano specialmente quello di cedro, duro e di qualità, ideale per le grandi costruzioni a differenza di quello di palma che popolava la valle del Nilo. Per i Fenici la città sarebbe stata fondata dallo stesso dio EL, ma gli scavi archeologici che vi sono stati effettuati hanno permesso di stabilire le sue origini verso la fine del VI millennio prima dell’era cristiana.

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Testimone eccezionale degli inizi della civiltà fenicia, abitata in maniera continuativa dalla sua nascita, Byblos, Jbeil in arabo, è annoverata giustamente tra le città più antiche del mondo ed è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’Umanità nel 1984. Situata sulla costa a soli 37 chilometri dalla capitale libanese, è stata risparmiata dai conflitti che hanno interessato il paese. Le stradine lastricate del centro sembrano davvero essersi lasciate alle spalle la follia degli uomini e si mostrano con la loro millenaria storia ai turisti che stanno riscoprendo cautamente il paese dei cedri.

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Il Libano, figlio dell’invenzione del medio oriente da parte degli occidentali dopo la prima guerra mondiale, con la sua complicata posizione geografica  nello scacchiere geopolitico tra Siria e Israele, la sua  variegata pluralità religiosa: il 10% della popolazione sono profughi palestinesi e  gli interessi petroliferi sono  tutti elementi che compongono una miscela esplosiva che hanno prodotto nel corso degli anni feroci guerre. Il popolo libanese però è veramente esausto, non vuole più sentire la parola guerra, vuole guardare avanti se glielo lasceranno fare. Quando si atterra all’aeroporto Rafic Hariri, grandi foto mostrano il prima e dopo della capitale Beirut, da città ferita alla sua rinascita e sembrano dire: non dimentichiamo ma ora siamo altro. Meglio non parlare di “affari politici”, anche le guide, elegantemente tergiversano quando i viaggiatori chiedono delucidazioni e informazioni di fronte alla presenza di carri armati e soldati nei loro giubbotti antiproiettili nei pressi di alcuni siti storici. “Sono per sicurezza come in tutti i siti in varie parti del mondo”. Vero è che non riescono comunque a rovinare la bellezza e il fascino delle prestigiose zone storiche e archeologiche che trasportano la mente altrove.

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Anche il fascino di Byblos è rimasto inossidabile “le memoires du temp” si respira ancora nel piccolo porticciolo dove sventola al vento del mediterraneo la bandiera bianca e rossa, all’ombra della quale qualche vecchio pescatore rammenda con gesti antichi la rete da pesca. Alla domanda se è possibile scattargli una foto, sorride amichevolmente acconsentendo, ma non condividendo fino in fondo il perchè dovrebbe essere lui il soggetto. Non pensa essere così interessante da meritare una foto, dice. Per continuare sull’onda della memoria è obbligatorio passare ad uno dei ristoranti iconici del villaggio, specialmente se è ora di pranzo, Chez Pepe di solito accoglie i clienti mostrando le foto appese nel suo locale e raccontando la sua interessante e movimentata vita.

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Il Byblos Fishing Club è stato un esclusivo ritrovo del jet-set degli anni sessanta e le foto sono lì a dimostrarlo con i suoi personaggi famosi che si sono fatti tentare dalla cucina semplice e gustosa del ristorante di Pepe. L’attesa in terrazza prima di sedersi ad uno dei suoi tavoli  mentre un tiepido sole finalmente esce allo scoperto  sembra proprio il momento giusto per leggere qualche frase del libro che abbiamo portato con noi del celeberrimo poeta libanese Khalil Gibran, tra le tante note e meno note ne scegliamo una, di speranza e la dedichiamo al paese che ci ha ospitato e regalato emozioni uniche……”per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”…. crediamo che il Libano la sua notte l’ha già vissuta, ed è arrivata l’alba..  Clelia Nocchi

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